|
La Marmilla, terra di morbide colline mioceniche e di solitari altipiani di basalto, è una sub-regione della Sardegna centro-meridionale e deve probabilmente il suo nome proprio alla forma mammellare del territorio, dove spicca, cono perfetto plasmato dalla natura, il colle di Las Plassas, “mammilla” per eccellenza.
Dentro i suoi confini, dove persino l’animo della gente sembra in armonia con la dolcezza dei paesaggi, la natura, la storia, le tradizioni paiono aver stretto alleanza per esaltarne il fascino e accendere interessi e curiosità.
E’ questa infatti, la terra dei cavallini della Giara di Gesturi e Tuili, dell’ossidiana del Monte Arci, del tenebroso tempio di Sa Domu ‘e is Caombus di Morgongiori, del “bosco sacro” di S. Maria Angiargia, della “reggia” nuragica di Barumini, del museo di Villanovaforru, con i reperti di Genna Maria (il colle “chi fumada ma no coi pani”!), della tomba megalitica Sa Dom’e s’Orcu in Su Pranu ‘e Siddi, dei preziosi retabli di Tuili, di Gonnostramatza, di Villamar, di Lunamatrona. Delimitata ad ovest dal nastro d‘asfalto della S.S. 131 “Carlo Felice”, la Marmilla è situata tra la piana del Campidano centrale, il versante settentrionale del Monte Arci, quello nord-orientale della Giara e la Trexenta.
Attualmente trovasi situata nella nuova nata Provincia del Medio Campidano, divisa in due parti dal confine che separava la Provincia di Cagliari da quella di Oristano, viene ormai solitamente distinta in Alta Mamilla, di cui è capitale decadente l’abitato di Ales, sede di diocesi vescovile e paese natale di Antonio Gramsci, e Bassa Marmilla, che comprende una quindicina di paesi, tra cui alcuni ben noti, come Barumini, Gesturi, Tuili, Villanovaforru.
Il territorio, di antica tradizione agricola, assai apprezzato per la sua particolare fertilità e per la produzione di un ottimo grano duro, ha purtroppo risentito, a partire dagli anni ’50-’60, come gran parte delle aree interne della Sardegna, della crisi dei campi. Una crisi che ha spinto molti giovani a emigrare verso le aree a sviluppo industriale, lasciando agli anziani il compito di tenere vive le case di pietra e “ladiri” e conservare un qualche legame con la terra, i campi, i vigneti.
Molti dei centri abitati (per lo più piccoli agglomerati rurali che non superano i mille abitanti) sono così popolati da una forte maggioranza di anziani pensionati e da uno sparuto numero di giovani famiglie. Proprio in questi paesi, però, da qualche anno si respira una sorta di risveglio e non pochi giovani cominciano a guardare con interesse alle ricchezze della terra delle radici per scoprirvi nuove occasioni di lavoro.
Riacquistano valore, così, le vecchie case a lolla, le testimonianze archeologiche, i capolavori d’arte sacra, i profumi e le proprietà di erbe officinali e si scava nella memoria degli anziani per riscoprire mestieri di una volta, usanze dimenticate, vecchie sagre, segreti del mondo contadino. Una strada questa che il piccolo comune di Villanovaforru aveva già tracciato una ventina di anni fa. Su di essa, ora si muovono assieme, uniti in consorzio, (Consorzio Turistico della Marmilla denominato “Sa Corona Arrubia”) ben venti comuni.
|
|